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venerdì 26 febbraio 2010

Essere opportuni?!

Ma quando si è inopportuni? Quando agli altri non va bene cosa facciamo o diciamo? O semplicemente quando facciamo o diciamo qualcosa che gli altri non stanno facendo o dicendo? Quando cavolo si è inopportuni?
Quando si fa o si dice qualcosa col cuore -espressione inflazionatissima, però insomma quello, si capisce cosa intendo- di qualsiasi tipo sia, penso non sia possibile essere inopportuni.
Si è inopportuni quando si vuole il bene di una persona che non è più parte fisica e costante della propria vita? Si può essere considerati inopportuni quando si ricordano i bei tempi, che seppur andati sono stati belli e ricordiamo che lo sono stati?
Polemiche, chiacchiere e bla bla bla...ma che devo fare, poi mi infervoro!
Bla, qualunquista! Banale, banalissima...
Ma chi se ne frega!
L'importante è sentirsi la coscienza in ordine, è aver agito con buoni intenti, è aver tentato di far meno danni possibili...è quello che è stato.
Se solo si potesse sempre trovare il modo per farsi comprendere, se solo tutti i muri potessero essere abbattuti e le croci non esistessero più...se!

sabato 20 febbraio 2010

Un prezzo da pagare c'è sempre

"E invece un prezzo da pagare c'è sempre,c'è e basta. Io quelli che non vogliono pagare un prezzo non li capisco".

Se il prezzo da pagare per una magnifica storia d'amore, fatta di comunicazione, sostegno e passione, è quello di una multa salatissima, di un litigio con mia madre, di un'imprevisto dopo l'altro, dell'invidia di qualcuno, dei bastoni fra le ruote, dei panni da lavare,degli spazi ridotti, di qualche chilo in più, del dover pensar per due, del dover pulire un'acquario, del fare qualche vacanza in meno e di tutto quanto possa gravare, io sono pronta a pagare.

lunedì 8 febbraio 2010

Di sana pianta

Gli Articolo 31 non mi sono mai piaciuti, nonostante ciò mi sono ritrovata a canticchiarli in macchina o sotto la doccia, senza volontà, perché le radio mi avevano fatto il lavaggio del cervello...dai, chi è che non conosce Tranqi funky, Ohi Maria, Il funkytarro?
Io le ho odiate, così come le patatine del Mc Donald's, si odiano quanto si amano, per il loro gusto che... che è tutto loro, non trovi altrove! Buone per quanto son cattive.

Poi nell'ottobre 2006 esce J-Ax con Di sana pianta, disco che scopro circa un anno dopo e che quando mi capita di ascoltarlo penso possa tranquillamente essere classificato un'opera Verista.
Eh, sarà un azzardo, ma limate quello che ho detto e cercate di scoprirne il senso.
La prima canzone che ho sentito è stata proprio Di sana pianta, fatelo anche voi e ditemi se le parole, le idee che rappresentano, non rendono quanto la realtà.
E poi Piccoli per sempre e ...se non avete abbandonato l'ascolto prima del tempo, allora compratevi il disco.
Compratelo, basta scaricare!!!


sabato 6 febbraio 2010

Sabato pomeriggio, senza se e senza ma

Il sole sembrava prender coraggio ma d'un tratto si è ritirato, con conseguente calo dell'umore e panni stesi inzuppati come appena tirati fuori dalla lavatrice. Che fare se non mettersi le mani sui capelli? Eh, la cosa più utile da fare sarebbe accendere i riscaldamenti per non beccare il raffreddore, poi infilare le mani dentro ai guanti in lattice e iniziare le pulizie. Erica, du devi pulire!
Cambiata la lampadina del corridoio, sbirciato in internet e preso l'antinfiammatorio per il ginocchio, ora non ho più scusanti e devo, imperativo, devo fare le pulizie in questa umile dimora.

lunedì 1 febbraio 2010

Snowboard

-Sci o snowboard?
-La seconda che ha detto!

Tutto a nolo, per iniziare. Scarponi e tavola. Poi il maestro, cinque giorni due ore al giorno. Per iniziare.
Come si attacano gli scarponi, quale piede è quello che va avanti, come si frena, come si prende lo skilift e poi la seggiovia, le prime discese, le curve e patatrac cado a terra in una delle cadute più sciocche al mondo e mi ritrovo a camminare con il tutore a causa di una lesione di primo grado di un legamento.

...ragazzi, ci riproveremo l'anno prossimo!

In compenso ho conosciuto gente divertente, ho goduto del paesaggio innevato tanto quanto incantevole delle Dolomiti ed ho superato qualche piccola paura.
Grazie Lo.

mercoledì 20 gennaio 2010

Un pacco piccolo piccolo

Bussano, apre e non trova nessuno. Un pacco, un quesito. Lo prende, lo poggia e lo scarta. E' un sogno. Un sogno grande che è chiuso in pacco piccolo piccolo. E' il sogno di un bimbo, di un bimbo che vuole crescere, ma che non avrà modo di farlo.

Andò così: si tappò le orecchie per non sentire e strozzò il cuore per farlo tacere per sempre.

Un pacco piccolo piccolo, un sogno grande che di più non si può.

mercoledì 13 gennaio 2010

Agnese

Se la mia chitarra piange dolcemente
stasera non è sera di vedere gente
e i giochi nella strada
che ho chiusi dentro al petto
mi voglio ricordare.
Io penso ad un barcone
rovesciato al sole
in un giorno in pieno agosto
le biciclette in riva al mare
Agnese mi parlava
della sabbia infuocata
ed io non so perché
non l’ho dimenticata.
Lei mi raccontava
di quello che la gente
diceva del suo corpo
con malizia ed allegria
ed io che sto provando le cose che provavo ieri
non ho capito ancora.
Se è gelosia o se sono prigioniero
di questo cielo nero
e di un ricordo che fa male
e se continuo a bere i miei liquori inquinati
è vero che quei giorni
non li ho dimenticati.
È uscito un po’ di sole
da questo cielo nero
l’inverno cittadino
sembra quasi uno straniero
Agnese dolce Agnese
color di cioccolata
adesso che ci penso
non ti ho mai baciata.
Agnese dolce Agnese
color di cioccolata
adesso che ci penso...
Io vado in bicicletta
per sentirmi vivo
alle cinque di mattina
con la nebbia nei polmoni
però non c'è più Agnese
seduta sul manubrio
a cantar canzoni
a cantar canzoni.

lunedì 11 gennaio 2010

Svegliarsi...a cuscinate.

Ho pensato corresse, in realtà lui stava solo camminando. Io ero lento, pesante, i piedi affondavano e l'angoscia saliva. Soffiava il vento, le mani erano ghiacciate, lo stomaco chiuso dalla paura, i denti serrati, l'avevo anche fatta sotto. Le orecchie erano come tappate, sentivo soltanto il battito che bussava da dentro e che era lento quanto me. Ero perso. E sempre più lontano, sempre più su, quell'uomo saliva mentre io restavo lì. L'unica parte agile del mio corpo era il cervello: pensavo, lo facevo in fretta, correvo tra le idee. Mia moglie, mio figlio, i miei. Mi guardavo attorno, cercavo di risolvere, facevo come le scimmie di Kohler, ma niente. D'un tratto mi arrivò una pallata di neve in faccia, e poi un'altra mentre cercavo di ripulirmi e respirare, e subito un urlo, vivo, vicino, assordante.
-Papà, sveglia!
Era mio figlio e in faccia avevo beccato una cuscino, quello di mia moglie che cercava di svegliarmi. Che bello però svegliarsi a cuscinate.